Il faro emette cadenzata luce verde proprio qui sopra, mentre tra me e le luci soffuse del villaggio la luna proietta una irregolare striscia dorata.
Il vento soffia ruvido e piacevole alle mie spalle, rimescola la spuma delle onde con l'odore del porto.
Le parole sono burro che scioglie nodi, risa che frantumano vetri.
Il cuore batte piano per non fare troppo rumore.
La costellazione dello scorpione si vede solo da qui.
D'estate.
#beautifulnight
venerdì 24 luglio 2015
martedì 21 luglio 2015
beauty
There is a narrow space where a couple of wonderful eyes are, at the same time, too close and too far.
It may be pleasantly painful and, I think, there is no better place where it's possible to fully enjoy such beauty.
It may be pleasantly painful and, I think, there is no better place where it's possible to fully enjoy such beauty.
venerdì 17 luglio 2015
senza vedere
Le dita affusolate della mano sinistra si muovono veloci e precise sulla tastiera della chitarra.
Concentrato come ero nell' ottenere un risultato quasi mai all' altezza delle aspettative, non le avevo mai viste prima. Nella penombra che proietta la lampada sono tanto belle che mi sembrano un miracolo.
Perfino la musica ora mi sembra diversa, cosi come la sensazione del metallo delle corde tra le dita.
Mi accorgo che spesso guardo senza vedere.
#awareness #a-ha
Concentrato come ero nell' ottenere un risultato quasi mai all' altezza delle aspettative, non le avevo mai viste prima. Nella penombra che proietta la lampada sono tanto belle che mi sembrano un miracolo.
Perfino la musica ora mi sembra diversa, cosi come la sensazione del metallo delle corde tra le dita.
Mi accorgo che spesso guardo senza vedere.
#awareness #a-ha
venerdì 10 luglio 2015
thelastday
Notte umida di calima.
Stelle sbiadite in cielo.
Voci, magia di flamenco dalla tasca vicina.
Alito di vento sulla pelle sudata.
Profumo di tisana alla salvia.
Pensieri che si rincorrono, scavalcano, mescolano, onde nel cuore dell'oceano.
#thelastday
Stelle sbiadite in cielo.
Voci, magia di flamenco dalla tasca vicina.
Alito di vento sulla pelle sudata.
Profumo di tisana alla salvia.
Pensieri che si rincorrono, scavalcano, mescolano, onde nel cuore dell'oceano.
#thelastday
mercoledì 1 luglio 2015
L'onda
Un'onda aprì gli occhi.
Era un giorno di pioggia e di vento in mezzo all'oceano.
Le sorelle la tenevano per mano, insieme correvano verso l'ignoto, affannate, incalzate da un vento spietato, sotto un cielo gonfio di nuvole scure e lampi accecanti.
L'onda chiuse gli occhi e si strinse forte alle sorelle. Tremava e sentiva paura. "Che maledizione nascere durante una tempesta" pensò l'onda.
Ma, poco a poco, la tempesta perse la sua forza, il vento smise di urlare.
Allora l'onda aprì gli occhi e vide alcuni raggi luminosi bucare le nuvole.
Per la prima volta vide il sole e si accorse che ora lei e le sorelle vestivano riflessi azzurri e argentati.
L'onda aprì la bocca per la meraviglia e si commosse nel vedere la grande palla infuocata annegare nel mare. Dopo aver ammirato anche il sorgere delle stelle, abbracciò le sorelle e si addormentò.
L'onda aprì gli occhi di nuovo quando il sole era già alto.
Il signor Vento riposava. Una brezza leggera ne faceva le veci.
Le onde ciondolavano annoiate. Sussurravano le une alle altre, ridevano, sonnecchiavano. Alcune lamentavano il potere del Vento, che le sottometteva e le portava dove loro non volevano andare.
Dicevano che era un despota, che faceva di loro ciò che voleva senza tenere in conto il loro parere. Alcune si misero a gridare e a fare un sacco di spuma.
L'onda ne fu impressionata.
Pensò che il vento non era stato carino con lei ad accoglierla con una tempesta nel momento della sua nascita. Non le piaceva essere in balia del suo umore. Non le piacevano i pezzi di plastica che le facevano trascinare verso la costa e ancora meno le piaceva la costa stessa, con tutte quelle orribili costruzioni di cemento verso dove il vento sembrava spingerla.
No. In fondo non aveva il diritto di scegliere da sola la sua strada ?
E cominciò anche lei a fare un sacco di spuma.
Si sentì allora molto forte e coraggiosa. Con uno sforzo immane si strappò dalla stretta delle sorelle e cominciò a saltare sopra e sotto le altre innumerevoli onde dell'oceano nella direzione opposta a quella di prima.
Si aspettava che il Vento avrebbe fatto la voce grossa, invece si limitò a guardarla per qualche istante, imperturbabile.
Era libera! Ma che fatica ondeggiare controcorrente.
Ora l'onda era sempre affannata e produceva spuma ad ogni movimento. Ora che poteva scegliere, voleva una bella spiaggia dove terminare la sua corsa e riposare.
Vide da lontano una lunga spiaggia bianca, selvaggia, incontaminata, circondata da un florido palmeto che aveva lasciato cadere grossi cocchi verdi sulla sabbia.
Felice, si lasciò condurre dalla corrente che andava proprio in quella direzione.
E mentre atterrava sulla battigia, si rese conto che erano gli ultimi attimi della sua breve vita.
Pensò che una parte di lei avrebbe reso umida la sabbia e poi sarebbe volata in cielo come vapore acqueo, mentre un'altra parte sarebbe ritornata al mare a formare nuove onde.
Pensò che l'acqua dell'oceano era sua madre e il vento suo padre, e che la tempesta aveva permesso che lei nascesse.
Pensò che stava per diventare cielo, terra ed acqua e che in fondo lo era sempre stata e che, forse, sforzandosi di essere unica e speciale aveva rinunciato al suo compito in questa vita.
Ora era tardi. Ciò che era stato, era stato.
In quell'istante lunghissimo un magone mai provato prima la riempì da cima a fondo, a gonfiarla come un palloncino. Una lacrima le brillò negli occhi e cadde a terra come una pietra.
Infine l'onda rotolò giù e scomparve lentamente nella battigia.
Appena prima che scendesse la sera, un bimbo giocava sulla spiaggia.
Con la coda dell'occhio vide qualcosa brillare nell'acqua, si avvicinò e raccolse dalla sabbia una pietra colorata e luminosa. Rimase incantato a guardarla, a bocca aperta.
Il padre che lo chiamava lo raggiunse e lo prese tra le braccia.
Il bambino gli mostrò la pietra e fu il suo turno di rimanere a bocca aperta.
La sera li avvolse con il suo manto stellato mentre osservavano quel prodigio della natura.
I richiami della madre li destarono dal loro incanto. "Arriviamo!"
Il padre guardò il figlio "Penso che questo oggetto sia veramente troppo speciale per poterlo trattenere per noi. Sei d'accordo ?"
Il figlio guardò il padre, poi la pietra e infine ancora il padre, dritto negli occhi. "Si Papà". Il padre gli accarezzò la nuca e lo baciò sulla fronte, e lui lasciò la pietra nelle sue mani forti.
Allora l'uomo si alzò, guardò in alto, prese una breve rincorsa e con tutte le sue forze lanciò la pietra colorata verso il cielo.
Nel firmamento sopra di loro, una stella aprì gli occhi.
Disegno di Francesco Amici
Era un giorno di pioggia e di vento in mezzo all'oceano.
Le sorelle la tenevano per mano, insieme correvano verso l'ignoto, affannate, incalzate da un vento spietato, sotto un cielo gonfio di nuvole scure e lampi accecanti.
L'onda chiuse gli occhi e si strinse forte alle sorelle. Tremava e sentiva paura. "Che maledizione nascere durante una tempesta" pensò l'onda.
Ma, poco a poco, la tempesta perse la sua forza, il vento smise di urlare.
Allora l'onda aprì gli occhi e vide alcuni raggi luminosi bucare le nuvole.
Per la prima volta vide il sole e si accorse che ora lei e le sorelle vestivano riflessi azzurri e argentati.
L'onda aprì la bocca per la meraviglia e si commosse nel vedere la grande palla infuocata annegare nel mare. Dopo aver ammirato anche il sorgere delle stelle, abbracciò le sorelle e si addormentò.
L'onda aprì gli occhi di nuovo quando il sole era già alto.
Il signor Vento riposava. Una brezza leggera ne faceva le veci.
Le onde ciondolavano annoiate. Sussurravano le une alle altre, ridevano, sonnecchiavano. Alcune lamentavano il potere del Vento, che le sottometteva e le portava dove loro non volevano andare.
Dicevano che era un despota, che faceva di loro ciò che voleva senza tenere in conto il loro parere. Alcune si misero a gridare e a fare un sacco di spuma.
L'onda ne fu impressionata.
Pensò che il vento non era stato carino con lei ad accoglierla con una tempesta nel momento della sua nascita. Non le piaceva essere in balia del suo umore. Non le piacevano i pezzi di plastica che le facevano trascinare verso la costa e ancora meno le piaceva la costa stessa, con tutte quelle orribili costruzioni di cemento verso dove il vento sembrava spingerla.
No. In fondo non aveva il diritto di scegliere da sola la sua strada ?
E cominciò anche lei a fare un sacco di spuma.
Si sentì allora molto forte e coraggiosa. Con uno sforzo immane si strappò dalla stretta delle sorelle e cominciò a saltare sopra e sotto le altre innumerevoli onde dell'oceano nella direzione opposta a quella di prima.
Si aspettava che il Vento avrebbe fatto la voce grossa, invece si limitò a guardarla per qualche istante, imperturbabile.
Era libera! Ma che fatica ondeggiare controcorrente.
Ora l'onda era sempre affannata e produceva spuma ad ogni movimento. Ora che poteva scegliere, voleva una bella spiaggia dove terminare la sua corsa e riposare.
Vide da lontano una lunga spiaggia bianca, selvaggia, incontaminata, circondata da un florido palmeto che aveva lasciato cadere grossi cocchi verdi sulla sabbia.
Felice, si lasciò condurre dalla corrente che andava proprio in quella direzione.
E mentre atterrava sulla battigia, si rese conto che erano gli ultimi attimi della sua breve vita.
Pensò che una parte di lei avrebbe reso umida la sabbia e poi sarebbe volata in cielo come vapore acqueo, mentre un'altra parte sarebbe ritornata al mare a formare nuove onde.
Pensò che l'acqua dell'oceano era sua madre e il vento suo padre, e che la tempesta aveva permesso che lei nascesse.
Pensò che stava per diventare cielo, terra ed acqua e che in fondo lo era sempre stata e che, forse, sforzandosi di essere unica e speciale aveva rinunciato al suo compito in questa vita.
Ora era tardi. Ciò che era stato, era stato.
In quell'istante lunghissimo un magone mai provato prima la riempì da cima a fondo, a gonfiarla come un palloncino. Una lacrima le brillò negli occhi e cadde a terra come una pietra.
Infine l'onda rotolò giù e scomparve lentamente nella battigia.
Appena prima che scendesse la sera, un bimbo giocava sulla spiaggia.
Con la coda dell'occhio vide qualcosa brillare nell'acqua, si avvicinò e raccolse dalla sabbia una pietra colorata e luminosa. Rimase incantato a guardarla, a bocca aperta.
Il padre che lo chiamava lo raggiunse e lo prese tra le braccia.
Il bambino gli mostrò la pietra e fu il suo turno di rimanere a bocca aperta.
La sera li avvolse con il suo manto stellato mentre osservavano quel prodigio della natura.
I richiami della madre li destarono dal loro incanto. "Arriviamo!"
Il padre guardò il figlio "Penso che questo oggetto sia veramente troppo speciale per poterlo trattenere per noi. Sei d'accordo ?"
Il figlio guardò il padre, poi la pietra e infine ancora il padre, dritto negli occhi. "Si Papà". Il padre gli accarezzò la nuca e lo baciò sulla fronte, e lui lasciò la pietra nelle sue mani forti.
Allora l'uomo si alzò, guardò in alto, prese una breve rincorsa e con tutte le sue forze lanciò la pietra colorata verso il cielo.
Nel firmamento sopra di loro, una stella aprì gli occhi.
Disegno di Francesco Amici
domenica 28 giugno 2015
ciao Ibiza
Guido verso il tramonto come il cowboy solitario, come lui ho il mio cappello qui con me.
Mi gusto finchè posso quest'auto troppo facile da guidare, con il turbo e la sesta marcia la spingo morbido su questa strada sinuosa tra le colline alberate.
Alla fine i pini si aprono e lasciano spazio al mare, piatto e argentato, che ospita pigre barche a vela.
Il cielo è viola all orizzonte.
Con la radio che passa ancora gli U2 e l' aria fresca della sera che mi accarezza il braccio, mi accorgo con stupore che non sto pensando piu a niente, e che domani è lontano, lontanissimo.
Praticamente irraggiungibile.
#ciaoIbiza
Mi gusto finchè posso quest'auto troppo facile da guidare, con il turbo e la sesta marcia la spingo morbido su questa strada sinuosa tra le colline alberate.
Alla fine i pini si aprono e lasciano spazio al mare, piatto e argentato, che ospita pigre barche a vela.
Il cielo è viola all orizzonte.
Con la radio che passa ancora gli U2 e l' aria fresca della sera che mi accarezza il braccio, mi accorgo con stupore che non sto pensando piu a niente, e che domani è lontano, lontanissimo.
Praticamente irraggiungibile.
#ciaoIbiza
sabato 20 giugno 2015
beautifulday
Svaccato in terrazza assaporando un melone fresco.
Profumo di bucato appena steso.
Cielo azzurro e appena un' ombra di nuvola.
Venticello fresco e sole che pizzica sulle braccia nude.
Colonna sonora degli U2.
#beautifulday
Profumo di bucato appena steso.
Cielo azzurro e appena un' ombra di nuvola.
Venticello fresco e sole che pizzica sulle braccia nude.
Colonna sonora degli U2.
#beautifulday
mercoledì 20 maggio 2015
Imperfection
You know what ?
In these days I realized that I had, maybe still I have, many romantic ideas over the world, ideas of beauty and perfection that I was struggling to get it.
Now I understand that nothing is perfect, that I have to swim in this sea of imperfection, with the waves beating on the face, the sun on the arms.
And no way, perfection is just to accept the world as it is.
Do my best.
That's it.
In these days I realized that I had, maybe still I have, many romantic ideas over the world, ideas of beauty and perfection that I was struggling to get it.
Now I understand that nothing is perfect, that I have to swim in this sea of imperfection, with the waves beating on the face, the sun on the arms.
And no way, perfection is just to accept the world as it is.
Do my best.
That's it.
giovedì 19 marzo 2015
il cambio
Il cambio e' come un seme piantato nel terreno.
Puoi stare a lungo ad osservare il posto dove l'hai messo senza notare nulla di nuovo. Poi, un giorno, senza sapere quando, e perche', una morbida fogliolina rompe la terra per cercare luce e spazio.
Luce e spazio.
E' solo un germoglio debole e fragile, lui stesso non sa come ha potuto con le sue poche forze arrivare fino a li'. Forse non sa nemmeno cosa diventera', se una rosa, una quercia, una spiga di grano.
Non sa se una tempesta lo strappera' dalla terra.
Ma poteva rimanere a lungo seppellito sotto terra con tutti questi non sapere ?
L'unica cosa che conosce e' il suo desiderio di luce e di spazio.
Puoi stare a lungo ad osservare il posto dove l'hai messo senza notare nulla di nuovo. Poi, un giorno, senza sapere quando, e perche', una morbida fogliolina rompe la terra per cercare luce e spazio.
Luce e spazio.
E' solo un germoglio debole e fragile, lui stesso non sa come ha potuto con le sue poche forze arrivare fino a li'. Forse non sa nemmeno cosa diventera', se una rosa, una quercia, una spiga di grano.
Non sa se una tempesta lo strappera' dalla terra.
Ma poteva rimanere a lungo seppellito sotto terra con tutti questi non sapere ?
L'unica cosa che conosce e' il suo desiderio di luce e di spazio.
giovedì 11 dicembre 2014
Frammenti di casa
Osservo la luce del sole cadere morbida e obliqua in questo tardo pomeriggio. Dipinge Padova di tinte tenui e sfumature dorate, sembrano vecchi ricordi registrati in un film.
Nonostante la temperatura sopra la media, il vento fresco si porta via le prime foglie dell'autunno dando il ritmo a una danza festosa.
Guardo i ragazzi che tornano dall'università mentre sfila via la campagna veneta dal finestrino del treno. Non so perché, ma mi sembra strano che la baracca continui ad andare avanti senza di me. Qualche volta la notte mi capita di sognare che mi mancano ancora alcuni esami ma giuro che ho finito, ancora diversi anni fa!
Passo per strade che riconoscono il rumore dei miei passi, che ancora sembrano impregnate del mio sudore. Strade che sono state silenziose testimoni di emozioni che non so scrollarmi via, cicatrici a cui sono affezionato.
Ma pedalare lungo le vie d'acqua mi porta la stessa gioia di una volta. Non so se é la bella giornata, o il pensiero che una persona che non vedo da molto tempo mi sta aspettando o non lo so. La bici e' un lampo verde, le gambe girano senza sforzo.
Come il cavaliere solitario, corre il treno verso il tramonto.
Ho un altro aereo, un'altra casa, un altro ritorno.
Dove mi porta questo treno ?
Vorrei poter dire che lo so, che tengo salde in mano le briglie del mio spazio e del mio tempo.
In aeroporto, le ombre lunghe dell'autunno hanno lasciato spazio al freddo umido della sera.
Mi scaldo le mani in tasca e, berretta fraccà, riprendo il viaggio.
Credo molto nel fatto che presto mi aspettano nuove spruzzate di stelle.
Nonostante la temperatura sopra la media, il vento fresco si porta via le prime foglie dell'autunno dando il ritmo a una danza festosa.
Guardo i ragazzi che tornano dall'università mentre sfila via la campagna veneta dal finestrino del treno. Non so perché, ma mi sembra strano che la baracca continui ad andare avanti senza di me. Qualche volta la notte mi capita di sognare che mi mancano ancora alcuni esami ma giuro che ho finito, ancora diversi anni fa!
Passo per strade che riconoscono il rumore dei miei passi, che ancora sembrano impregnate del mio sudore. Strade che sono state silenziose testimoni di emozioni che non so scrollarmi via, cicatrici a cui sono affezionato.
Ma pedalare lungo le vie d'acqua mi porta la stessa gioia di una volta. Non so se é la bella giornata, o il pensiero che una persona che non vedo da molto tempo mi sta aspettando o non lo so. La bici e' un lampo verde, le gambe girano senza sforzo.
Come il cavaliere solitario, corre il treno verso il tramonto.
Ho un altro aereo, un'altra casa, un altro ritorno.
Dove mi porta questo treno ?
Vorrei poter dire che lo so, che tengo salde in mano le briglie del mio spazio e del mio tempo.
In aeroporto, le ombre lunghe dell'autunno hanno lasciato spazio al freddo umido della sera.
Mi scaldo le mani in tasca e, berretta fraccà, riprendo il viaggio.
Credo molto nel fatto che presto mi aspettano nuove spruzzate di stelle.
venerdì 30 maggio 2014
Uno di Noi
Quando ancora ero uno studentello accadde che la mia morosetta ebbe 5 giorni di ritardo.
Di solito lei era regolare come un orologio svizzero ma quella volta, forse uno spavento, qualcosa aveva cambiato le carte in tavola.
Ci confrontammo con quella nuova situazione, con le possibili conseguenze. All'epoca ero molto giovane, non avevo un soldo in tasca e la laurea era ancora lontana. Un bambino significava qualcosa di permanente, che mi avrebbe legato a quella persona tutta la vita. Probabilmente significava cambiare tutti i miei piani, per quanto vaghi e confusi fossero.
Ero pronto ? Potevo affrontare quella situazione ?
Quello che mi ricordo era che no, non era quella la situazione che volevo, e non volevo quella persona accanto a me per tutta la vita, per quanto le volessi bene.
Il sesto giorno arrivò il ciclo e tirammo tutti e due un lungo sospiro di sollievo. Tuttavia quella situazione mi aveva riportato in contatto con me stesso e, più avanti, sarà anche alla base della mia decisione di chiudere quella relazione.
Quando penso alla mia infanzia immagino che i miei genitori abbiano vissuto sentimenti simili a questi quando mia madre si accorse che mi stava aspettando.
Vivevano una relazione non facile, poco solida, c'era inesperienza, e le due famiglie si trovavano stranamente d'accordo nel rifiutare questa situazione.
Non è difficile capirlo.
Capisco chi reclama il diritto di decidere del proprio futuro, chi non si sente pronto per essere genitore.
Dall'altra parte immagino quella piccola creatura che ero io a poche settimane, senza la possibilità di parlare, di esprimersi con un gesto, di difendersi. Lì nel buio a sperare che le persone lì fuori decidano per la vita, anche se sono spaventate, se si sentono impreparate, se giudicano che la situazione non sia quella più adatta.
Io che dal mio buio voglio solo arrivare a respirare l'aria di questo pianeta, e poi si vedrà. Qualcosa succederà. Qualcuno si occuperà di me. Ho fiducia.
Ora sono qui, e guardo il mare. Mi sorprendo sempre di quanto è azzurro il cielo tra i muri bianchi delle case all'ora di pranzo. Torno a casa e mi arriva il profumo di rosmarino e basilico.
Non è stato tutto facile, c'è sempre una nuova lezione da imparare. Ho avuto paura, senso di impotenza.Momenti bui.
Eppure penso che tutto questo non sia stato inutile, penso che sia stato necessario per diventare quello che sono, per scolpire la forma della mia sensibilità, per allenare i muscoli del mio sentire.
Penso che da qualunque punto di partenza la vita meriti di essere vissuta. Penso alla mia di vita, perche` sento che avrei voluto viverla in ogni caso, ma anche a casi più "impegnativi" come Nick Vuicjic, nato senza gambe e senza braccia e diventato uno dei più grandi motivatori del mondo, marito di una donna bellissima e, infine, padre.

Come penso che ognuno abbia il diritto di non sentirsi pronto per essere genitore, penso anche che una creatura indifesa abbia il diritto di arrivare qui e avere almeno un'opportunità di giocarsi le sue carte. Poi fai come vuoi, ma portami a vedere la luce, io sono sicuro che qualcuno si occuperà di me. Potrebbe essere la storia di ognuno di noi.
Sento profonda gratitudine per mia madre, che ha preso per me la decisione più importante della mia vita. Sarei stato grato anche soltanto se mi avesse portato alla luce e invece ho avuto molto di più, i nodi nei suoi lunghi capelli scuri e tutto ciò di cui ho avuto bisogno per diventare quello che sono.
Buon compleanno mamma, ti voglio bene.
P.S. Segnalo l'iniziativa del Movimento per la Vita "Uno di Noi".
Di solito lei era regolare come un orologio svizzero ma quella volta, forse uno spavento, qualcosa aveva cambiato le carte in tavola.
Ci confrontammo con quella nuova situazione, con le possibili conseguenze. All'epoca ero molto giovane, non avevo un soldo in tasca e la laurea era ancora lontana. Un bambino significava qualcosa di permanente, che mi avrebbe legato a quella persona tutta la vita. Probabilmente significava cambiare tutti i miei piani, per quanto vaghi e confusi fossero.
Ero pronto ? Potevo affrontare quella situazione ?
Quello che mi ricordo era che no, non era quella la situazione che volevo, e non volevo quella persona accanto a me per tutta la vita, per quanto le volessi bene.
Il sesto giorno arrivò il ciclo e tirammo tutti e due un lungo sospiro di sollievo. Tuttavia quella situazione mi aveva riportato in contatto con me stesso e, più avanti, sarà anche alla base della mia decisione di chiudere quella relazione.
Quando penso alla mia infanzia immagino che i miei genitori abbiano vissuto sentimenti simili a questi quando mia madre si accorse che mi stava aspettando.
Vivevano una relazione non facile, poco solida, c'era inesperienza, e le due famiglie si trovavano stranamente d'accordo nel rifiutare questa situazione.
Non è difficile capirlo.
Capisco chi reclama il diritto di decidere del proprio futuro, chi non si sente pronto per essere genitore.
Dall'altra parte immagino quella piccola creatura che ero io a poche settimane, senza la possibilità di parlare, di esprimersi con un gesto, di difendersi. Lì nel buio a sperare che le persone lì fuori decidano per la vita, anche se sono spaventate, se si sentono impreparate, se giudicano che la situazione non sia quella più adatta.
Io che dal mio buio voglio solo arrivare a respirare l'aria di questo pianeta, e poi si vedrà. Qualcosa succederà. Qualcuno si occuperà di me. Ho fiducia.
Ora sono qui, e guardo il mare. Mi sorprendo sempre di quanto è azzurro il cielo tra i muri bianchi delle case all'ora di pranzo. Torno a casa e mi arriva il profumo di rosmarino e basilico.
Non è stato tutto facile, c'è sempre una nuova lezione da imparare. Ho avuto paura, senso di impotenza.Momenti bui.
Eppure penso che tutto questo non sia stato inutile, penso che sia stato necessario per diventare quello che sono, per scolpire la forma della mia sensibilità, per allenare i muscoli del mio sentire.
Penso che da qualunque punto di partenza la vita meriti di essere vissuta. Penso alla mia di vita, perche` sento che avrei voluto viverla in ogni caso, ma anche a casi più "impegnativi" come Nick Vuicjic, nato senza gambe e senza braccia e diventato uno dei più grandi motivatori del mondo, marito di una donna bellissima e, infine, padre.

Come penso che ognuno abbia il diritto di non sentirsi pronto per essere genitore, penso anche che una creatura indifesa abbia il diritto di arrivare qui e avere almeno un'opportunità di giocarsi le sue carte. Poi fai come vuoi, ma portami a vedere la luce, io sono sicuro che qualcuno si occuperà di me. Potrebbe essere la storia di ognuno di noi.
Sento profonda gratitudine per mia madre, che ha preso per me la decisione più importante della mia vita. Sarei stato grato anche soltanto se mi avesse portato alla luce e invece ho avuto molto di più, i nodi nei suoi lunghi capelli scuri e tutto ciò di cui ho avuto bisogno per diventare quello che sono.
Buon compleanno mamma, ti voglio bene.
P.S. Segnalo l'iniziativa del Movimento per la Vita "Uno di Noi".
lunedì 17 febbraio 2014
Vento. Frizzante.
Oggi e' una giornata brillante.
Il sole mi bacia in fronte e il vento scodinzola tutto intorno, piega gli alberi, spazza i muri bianchi che scintillano piu' candidi del bucato della pubblicita' in questa luce.
In questi mesi invernali il mio fragile corpo da pianura padana si e' trovato tante volte confuso, sole troppo caldo, vento troppo freddo, polvere molesta dal Sahara.
Oggi, invece, ho il sangue frizzante. Bollicine briose di gioia mi salgono su per le vene fino al naso, senza motivo e senza scopo, credo solo desiderose di far compagnia al vento in questa danza scriteriata.
Mi chiedo quanta strada hanno fatto questi alisei prima di arrivare qui, me li immagino volare su interminabili pianure salate d'oceano.
Mi vengono in mente immagini di paesi antichi, fotogrammi di bianco e di blu, stradine di roccia a tagliare i polverosi ululati del vento.
Mi viene in mente chi, come Saviano, ha perso le ali per il coraggio della Verita'. Con il pensiero gli invio un po' di vento, che gli asciughi il rimpianto sulle guance.
Mi vengono in mente le notizie brutte dei giornali e la Luisa che non mi ha ancora fatto sistemare le porte che si aprono perche' c'e' troppo vento.
Ma ora ferma tutto! Non voglio perdere questo incanto. Ora e' tempo di danza, tempo di luce, tempo di bollicine che vogliono correre e ridere e realizzare la loro vera natura.
Senza necessita' di tante cose. Solo un poco luce e di vento.
Il sole mi bacia in fronte e il vento scodinzola tutto intorno, piega gli alberi, spazza i muri bianchi che scintillano piu' candidi del bucato della pubblicita' in questa luce.
In questi mesi invernali il mio fragile corpo da pianura padana si e' trovato tante volte confuso, sole troppo caldo, vento troppo freddo, polvere molesta dal Sahara.
Oggi, invece, ho il sangue frizzante. Bollicine briose di gioia mi salgono su per le vene fino al naso, senza motivo e senza scopo, credo solo desiderose di far compagnia al vento in questa danza scriteriata.
Mi chiedo quanta strada hanno fatto questi alisei prima di arrivare qui, me li immagino volare su interminabili pianure salate d'oceano.
Mi vengono in mente immagini di paesi antichi, fotogrammi di bianco e di blu, stradine di roccia a tagliare i polverosi ululati del vento.
Mi viene in mente chi, come Saviano, ha perso le ali per il coraggio della Verita'. Con il pensiero gli invio un po' di vento, che gli asciughi il rimpianto sulle guance.
Mi vengono in mente le notizie brutte dei giornali e la Luisa che non mi ha ancora fatto sistemare le porte che si aprono perche' c'e' troppo vento.
Ma ora ferma tutto! Non voglio perdere questo incanto. Ora e' tempo di danza, tempo di luce, tempo di bollicine che vogliono correre e ridere e realizzare la loro vera natura.
Senza necessita' di tante cose. Solo un poco luce e di vento.
martedì 14 gennaio 2014
A mio padre
La prima cosa che mi è venuta in mente è che non sono preparato. Non sono preparato alla morte, non so come reagire.
Istintivamente credo che dovrei piangere, esprimere dolore e sofferenza.
Ecco, penso sia questo che ci si aspetta da me.
Mi è venuta in mente l'ultima immagine che ho di mio padre, del 4 gennaio, un mosaico di occhi, pelle, tubi, macchinari, pezzi di plastica, solo lo sguardo a rinnovare bagliori dell'antico fuoco.
Lì sì, lì mi ricordo dolore, sofferenza, paura, impotenza, desiderio di fare qualcosa, voglia di scappare via, pensieri in fuga, ricordi, le aspettative di un bambino mai realizzate, perché hai fatto quello che hai fatto...
E adesso ? Adesso ho capito che nemmeno tu eri preparato, l'ho capito in quella camera di ospedale mentre ti vedevo annaspare cercando di afferrare la vita per la coda.
No, non siamo preparati. Le cose più importanti della vita a scuola non le insegnano: come risolvere i conflitti, come essere buoni genitori, come essere felici, come affrontare la sofferenza. Ognuno fa il meglio che può con quello che ha imparato. Anche tu.
Questa consapevolezza dovrebbe renderci tutti più inclini al perdono. Dovrebbe.
Così questo passaggio lo voglio vedere così: come una liberazione!
Ti immagino pieno di entusiasmo giocare a carte con San Pietro, già ti vedo ridere mentre lasci San Pietro a bocca asciutta.
Ti immagino bello e pimpante tornare dal bosco con la cesta piena di porcini da un kilo.
Ti immagino sorridere e capace di esprimere tutta la tua vitalità.
Buon viaggio Papà.
Ci vediamo dall'altra parte, ma non aspettarmi per cena.
Istintivamente credo che dovrei piangere, esprimere dolore e sofferenza.
Ecco, penso sia questo che ci si aspetta da me.
Mi è venuta in mente l'ultima immagine che ho di mio padre, del 4 gennaio, un mosaico di occhi, pelle, tubi, macchinari, pezzi di plastica, solo lo sguardo a rinnovare bagliori dell'antico fuoco.
Lì sì, lì mi ricordo dolore, sofferenza, paura, impotenza, desiderio di fare qualcosa, voglia di scappare via, pensieri in fuga, ricordi, le aspettative di un bambino mai realizzate, perché hai fatto quello che hai fatto...
E adesso ? Adesso ho capito che nemmeno tu eri preparato, l'ho capito in quella camera di ospedale mentre ti vedevo annaspare cercando di afferrare la vita per la coda.
No, non siamo preparati. Le cose più importanti della vita a scuola non le insegnano: come risolvere i conflitti, come essere buoni genitori, come essere felici, come affrontare la sofferenza. Ognuno fa il meglio che può con quello che ha imparato. Anche tu.
Questa consapevolezza dovrebbe renderci tutti più inclini al perdono. Dovrebbe.
Così questo passaggio lo voglio vedere così: come una liberazione!
Ti immagino pieno di entusiasmo giocare a carte con San Pietro, già ti vedo ridere mentre lasci San Pietro a bocca asciutta.
Ti immagino bello e pimpante tornare dal bosco con la cesta piena di porcini da un kilo.
Ti immagino sorridere e capace di esprimere tutta la tua vitalità.
Buon viaggio Papà.
Ci vediamo dall'altra parte, ma non aspettarmi per cena.
mercoledì 2 ottobre 2013
A cena fuori
Nel tavolo accanto al mio una coppietta sta cenando a lume di candela. Li osservo con affetto, penso che sono belli, giovani, carini, sorridenti.
Parlano e ridono, scherzano. Penso che stiano godendo di un momento intenso della vita, mi piace rubare qualche istantanea di questa scena.
Sono rumorosi. Non posso fare a meno di seguire parte delle loro conversazioni e, a un certo punto, noto una pausa. Le risa hanno lasciato spazio ai sorrisi, le parole sembrano momentaneamente esaurite. Ho l'impressione di un silenzio leggermente imbarazzato. Passano alcuni secondi, poi qualche altro ancora.
Uno scatto. La mano di lei cerca agile e veloce nella borsa.
Pochi secondi dopo il suo viso viene illuminato dallo schermo dello smartphone.
Il volto di lui si rilassa un poco, continua a guardarla sorridendo.
Forse pensa a quanto lei gli piace, o a quanto è fortunato a essere lì con lei, o immagina un fine serata mooolto romantico. Chissà.
Con il passare dei minuti, lentamente, il sorriso di lui si smorza. Si guarda intorno, cambia posizione sulla sedia.
Si dondola all'indietro, si appoggia contro il muro, osserva le coppie agli altri tavoli. Incrocia il mio sguardo un paio di volte.
Lei emette alcuni rumori incomprensibili, gridolini, risatine, alterna momenti di grande concentrazione allo schermo, corredato da un caleidoscopio di espressioni, a momenti di furioso movimento delle dita sulla tastiera virtuale.
Infine, anche lui estrae dai pantaloni il suo smartphone e, nella penombra, se ne fa illuminare il viso, in silenzio.
Lei ha un exploit di gridolini, versetti, mugolii, che terminano con un bel respiro profondo. C'è una nuova pausa.
Senza muovere la testa alza lentamente gli occhi per qualche momento e sbatte un paio di volte le ciglia per riconnettersi a questo mondo. Osserva lui, il suo volto ugualmente illuminato dallo schermo dello smartphone.
I suoi occhi tornano giù, e le dita ricominciano a correre veloci sulla tastiera.
Lui ha uno scatto, percepisce che qualcosa è successo. Guarda verso di lei, sempre concentratissima. Falso allarme.
Guarda intorno, sospira, grugnisce un pò, torna allo smartphone.
Lei interrompe un momento la digitazione e riprende più furiosa di prima. Il record mondiale di digitazione è in pericolo ma ormai ha quasi finito.
Infatti termina la performance con un altro bel respiro, infila lo smartphone nella custodia e sfodera il suo bel sorriso.
Si appoggia in avanti sul tavolo.
Ora lei osserva lui, che rimane sullo smartphone. Lei gli domanda qualcosa.
Lui risponde a monosillabi, senza distogliere lo sguardo.
Mi alzo e lascio i due ragazzi alla loro storia. Tanti auguri.
Sono rumorosi. Non posso fare a meno di seguire parte delle loro conversazioni e, a un certo punto, noto una pausa. Le risa hanno lasciato spazio ai sorrisi, le parole sembrano momentaneamente esaurite. Ho l'impressione di un silenzio leggermente imbarazzato. Passano alcuni secondi, poi qualche altro ancora.
Uno scatto. La mano di lei cerca agile e veloce nella borsa.
Pochi secondi dopo il suo viso viene illuminato dallo schermo dello smartphone.
Il volto di lui si rilassa un poco, continua a guardarla sorridendo.
Forse pensa a quanto lei gli piace, o a quanto è fortunato a essere lì con lei, o immagina un fine serata mooolto romantico. Chissà.
Con il passare dei minuti, lentamente, il sorriso di lui si smorza. Si guarda intorno, cambia posizione sulla sedia.
Si dondola all'indietro, si appoggia contro il muro, osserva le coppie agli altri tavoli. Incrocia il mio sguardo un paio di volte.
Lei emette alcuni rumori incomprensibili, gridolini, risatine, alterna momenti di grande concentrazione allo schermo, corredato da un caleidoscopio di espressioni, a momenti di furioso movimento delle dita sulla tastiera virtuale.
Infine, anche lui estrae dai pantaloni il suo smartphone e, nella penombra, se ne fa illuminare il viso, in silenzio.
Lei ha un exploit di gridolini, versetti, mugolii, che terminano con un bel respiro profondo. C'è una nuova pausa.
Senza muovere la testa alza lentamente gli occhi per qualche momento e sbatte un paio di volte le ciglia per riconnettersi a questo mondo. Osserva lui, il suo volto ugualmente illuminato dallo schermo dello smartphone.
I suoi occhi tornano giù, e le dita ricominciano a correre veloci sulla tastiera.
Lui ha uno scatto, percepisce che qualcosa è successo. Guarda verso di lei, sempre concentratissima. Falso allarme.
Guarda intorno, sospira, grugnisce un pò, torna allo smartphone.
Lei interrompe un momento la digitazione e riprende più furiosa di prima. Il record mondiale di digitazione è in pericolo ma ormai ha quasi finito.
Infatti termina la performance con un altro bel respiro, infila lo smartphone nella custodia e sfodera il suo bel sorriso.
Si appoggia in avanti sul tavolo.
Ora lei osserva lui, che rimane sullo smartphone. Lei gli domanda qualcosa.
Lui risponde a monosillabi, senza distogliere lo sguardo.
Mi alzo e lascio i due ragazzi alla loro storia. Tanti auguri.
venerdì 16 agosto 2013
Ma quale crisi ?
Di che crisi stiamo parlando ?
Ho ascoltato molti parlarne, come non farlo. In molti stati del sud Europa e in USA diventa ogni giorno meno facile trovare o conservare il lavoro, quello che si trova e’ perlopiu’ mal pagato, il costo della vita aumenta e ci sente impotenti di fronte a questo scenario.
Nel frattempo, nel caldo estivo in molti attendono con frenesia la sentenza della Cassazione per l’ennesimo processo di B. Le aziende italiane cercano di portare gli stabilimenti all’estero, l’attuale presidente del consiglio parla di privatizzare quello che resta dell’industria italiana. Tra i “grandi” dirigenti dell’energia italiana si riparla, a non mi ricordo quanti anni dal famoso referendum, del nucleare.
Faccio la spesa al supermercato e mi sembra che frutta e verdura abbia piu’ o meno tutta lo stesso sapore. Mi ricordo che da bambino ho fatto due volte indigestione di banane da quanto erano gustose. Sono cambiato io o le banane ?
Scruto le etichette degli alimenti per scovare quelli con meno chimica dentro. Effettivamente negli ultimi anni ho visto la muffa solo sulla frutta dimenticata in frigo. Probabilmente questo e’ un vantaggio, ma cosa contiene questo cibo che non va mai a male ? (Happy meal project)
Alcuni mi dicono che il pane che si trova nei supermercati viene dalla Cina, almeno qui a T. I becchini raccontano che i cadaveri non si decompongono piu’ nelle loro comode bare.
Nonostante i progressi della scienza, le automobili consumano come 20 anni fa, pero’ costano molto di piu, e vanno ancora con i derivati del petrolio, nonostante la Norvegia dimostri che un auto completamente elettrica puo’ essere in cima alla classifica delle auto piu’ vendute, se la politica crea le condizioni.
Il petrolio finira’ ma alimenta le macchine agricole ed e’ alla base della produzione dei pesticidi che sono usati a fiume nell’industria agroalimentare, che consuma il 70% di tutta l’acqua pulita mondiale. La maggior parte delle coltivazioni sono OGM e intensive, impoveriscono i terreni e sono utilizzate per produrre biocarburanti e per gli allevamenti di bestiame. La maggior parte della carne degli allevamenti e’ consumata del nord america, dove gran parte della popolazione e’ obesa.

Dall’altra parte del mondo ci sono milioni di persone che non hanno carne, ne’ verdure, ne acqua pulita, pero’ magari nella loro nazione ci sono pozzi di petrolio e miniere di diamanti.
Nonostante i progressi della cosiddetta medicina tradizionale, cosi rispettosa dei protocolli, della chimica e della chemio, sono in aumento i vaccini, le allergie, le intolleranze, i casi di autismo, alcuni tipi di tumori, il consumo di medicinali.

Mi chiedo, c’e’ qualcosa che non va ?
Ho avuto una illuminazione qualche giorno fa, mentre mi aggregavo all’ennesima raccolta di firme per chiedere, per l’ennesima volta, il rispetto di qualcosa che la collettivita’ ritiene dovuto, ma chi ci governa no.
Questa volta, il rispetto della Costituzione.
Mentre firmavo mi chiedevo: perche’ abbiamo bisogno di gruppi, associazioni per difenderci dalle persone che dovrebbero rappresentarci ? Perche’ abbiamo bisogno di Avaaz, Greenpeace, Amnesty International, Save the children ?
Forse che sulla Terra ci sono persone sane di mente che non vogliono un ambiente pulito, il rispetto dei diritti umani, la salute, cibo sano e gustoso ? Perche’ abbiamo bisogno di associazioni (fondate da noi) per cercare di strappare a chi detiene il potere (scelto o avallato da noi) cio’ che noi desideriamo ? Non e’ paradossale ? E’ un’umanita’ schizofrenica ?
Da un punto di vista dell’umanita’ nel suo complesso credo che abbiamo tutti dei desideri essenziali che possiamo definire comuni. Avere accesso ad aria ed acqua pulita, cibo sano, gustoso e per tutti, vivere sani e felici.
Se in questo momento si prendessero tutte le tecnologie e le risorse del mondo e si utilizzassero e distribuissero in modo diverso, gia’ ora, in questo preciso momento, si potrebbero soddisfare i bisogni essenziali di tutti gli esseri umani, qui, adesso.
Perche’ questo non accade, e sembra’ sempre piu’ lontano dall’accadere ?
Questo grafico da un po’ l’idea di cosa sta accadendo. Dalla fine della guerra mondiale in poi i ricchi diventano sempre piu’ ricchi, e i poveri piu’ poveri. In altre parole, complessivamente nel mondo si sta producendo piu’ ricchezza e piu’ risorse, ma queste vanno ad accumularsi nelle mani di pochi individui, quelli che detengono il potere su questo pianeta.

Ora, non ho intenzione di parlare di signoraggio, di gruppo Bildeberg, di multinazionali, e complotti vari. In rete si puo’ trovare moltissimo materiale, ne parla spesso anche Grillo.
Ma non mi pare importante trovare un nemico, un colpevole, non e’ importante trovare la voglia di scendere in strada e fare la rivoluzione, il concetto che mi interessa e’ capire che cosa succede. Se questo “schizofrenia” che l’umanita’ ha con le gerarchie del potere si manifesta in tutto il mondo, dall’Italia al Brasile, dagli Stati Uniti al Burundi, dall’Australia alla Cina, e’ del tutto evidente che il sistema ecomico mondiale realizza gli interessi di una ristetta cerchia di persone.
E’ del tutto e completamente evidente che l’umanita’, nel suo complesso, ha tutto l’interesse a cambiare – radicalmente – questo sistema totalmente sbilanciato.
Il fatto e’ che, anche una volta mandati a casa tutti i “cattivi”, abbattute tutte le multinazionali... che si fa ? Chi lo fa ? Chi ci garantisce che non sara’ soltanto un passaggio da una schiavitu’ ad un altra se non siamo noi, per primi, a cambiare ?
Per esempio, immagina.
Immagina se domani mattina “cancellassimo” denaro, banche e banchieri ma ognuno continuasse a fare il proprio lavoro, cosa cambierebbe, in realta’ ? Se andassi al supermercato senza bisogno pagare a prendere solo quello che ti serve ? Se lavorassi non per i soldi ma per il bene tuo e della comunita’ ? Se qualunque cosa desideri ti fosse accessibile avendo solo l’accortezza di lasciarne abbastanza per gli altri ? Se distribuendo diversamente le risorse avessi molto piu’ tempo per fare quello che ti piace ? Se ognuno facesse il suo senza pretendere di piu’ degli altri e prendesse completamente la sua parte di responsabilita’ nel costruire il mondo cosi si vuole? Se tutti intono a te fossero rilassati e felici perche’ hanno l’unica preoccupazione di rendere il mondo migliore facendo quello che gli piace?
Chiudi gli occhi. Immagina.
Ci sono persone, come Jacques Fresco, che da 30 anni denunciano questa situazione e hanno idee radicali e interessanti, come il progetto Venus. C’e’ il Movimento Zeitgeist, c'e' lo statuto del mondo libero con tentativi di riposta alle critiche piu' frequenti.
Ma io credo che non ci sara’ nessun santone, organizzazione o istituzione che ci salvera’, non ci sara’ nessuna salvezza senza che ognuno si assuma la responsabilita’ di fare la propria parte in questa vita. L’unica rivoluzione che si puo’ fare e’ dentro il cuore dell’uomo. (Tiziano Terzani)
E’ dentro il cuore dell’uomo che si combatte l’unica vera battaglia. E’ il peccato originale.
Come Adamo ed Eva, abbiamo il giardino dell’Eden davanti a noi.
Vuoi esserne grato e condividerne la ricchezza con i fratelli ?
Aspetti che venga qualcuno a portarti le briciole per poi poterti lamentare perche’, in fondo, e’ quello che meriti ?
Vuoi usare le tue capacita’ per accumulare e dominare perche’ hai paura di non averne mai abbastanza ?
Scegli, qui, ora. Avrai quello che vuoi. Non parlare di crisi.
Ho ascoltato molti parlarne, come non farlo. In molti stati del sud Europa e in USA diventa ogni giorno meno facile trovare o conservare il lavoro, quello che si trova e’ perlopiu’ mal pagato, il costo della vita aumenta e ci sente impotenti di fronte a questo scenario.
Nel frattempo, nel caldo estivo in molti attendono con frenesia la sentenza della Cassazione per l’ennesimo processo di B. Le aziende italiane cercano di portare gli stabilimenti all’estero, l’attuale presidente del consiglio parla di privatizzare quello che resta dell’industria italiana. Tra i “grandi” dirigenti dell’energia italiana si riparla, a non mi ricordo quanti anni dal famoso referendum, del nucleare.
Faccio la spesa al supermercato e mi sembra che frutta e verdura abbia piu’ o meno tutta lo stesso sapore. Mi ricordo che da bambino ho fatto due volte indigestione di banane da quanto erano gustose. Sono cambiato io o le banane ?
Scruto le etichette degli alimenti per scovare quelli con meno chimica dentro. Effettivamente negli ultimi anni ho visto la muffa solo sulla frutta dimenticata in frigo. Probabilmente questo e’ un vantaggio, ma cosa contiene questo cibo che non va mai a male ? (Happy meal project)
Alcuni mi dicono che il pane che si trova nei supermercati viene dalla Cina, almeno qui a T. I becchini raccontano che i cadaveri non si decompongono piu’ nelle loro comode bare.
Nonostante i progressi della scienza, le automobili consumano come 20 anni fa, pero’ costano molto di piu, e vanno ancora con i derivati del petrolio, nonostante la Norvegia dimostri che un auto completamente elettrica puo’ essere in cima alla classifica delle auto piu’ vendute, se la politica crea le condizioni.
Il petrolio finira’ ma alimenta le macchine agricole ed e’ alla base della produzione dei pesticidi che sono usati a fiume nell’industria agroalimentare, che consuma il 70% di tutta l’acqua pulita mondiale. La maggior parte delle coltivazioni sono OGM e intensive, impoveriscono i terreni e sono utilizzate per produrre biocarburanti e per gli allevamenti di bestiame. La maggior parte della carne degli allevamenti e’ consumata del nord america, dove gran parte della popolazione e’ obesa.
Dall’altra parte del mondo ci sono milioni di persone che non hanno carne, ne’ verdure, ne acqua pulita, pero’ magari nella loro nazione ci sono pozzi di petrolio e miniere di diamanti.
Nonostante i progressi della cosiddetta medicina tradizionale, cosi rispettosa dei protocolli, della chimica e della chemio, sono in aumento i vaccini, le allergie, le intolleranze, i casi di autismo, alcuni tipi di tumori, il consumo di medicinali.
Mi chiedo, c’e’ qualcosa che non va ?
Ho avuto una illuminazione qualche giorno fa, mentre mi aggregavo all’ennesima raccolta di firme per chiedere, per l’ennesima volta, il rispetto di qualcosa che la collettivita’ ritiene dovuto, ma chi ci governa no.
Questa volta, il rispetto della Costituzione.
Mentre firmavo mi chiedevo: perche’ abbiamo bisogno di gruppi, associazioni per difenderci dalle persone che dovrebbero rappresentarci ? Perche’ abbiamo bisogno di Avaaz, Greenpeace, Amnesty International, Save the children ?
Forse che sulla Terra ci sono persone sane di mente che non vogliono un ambiente pulito, il rispetto dei diritti umani, la salute, cibo sano e gustoso ? Perche’ abbiamo bisogno di associazioni (fondate da noi) per cercare di strappare a chi detiene il potere (scelto o avallato da noi) cio’ che noi desideriamo ? Non e’ paradossale ? E’ un’umanita’ schizofrenica ?
Da un punto di vista dell’umanita’ nel suo complesso credo che abbiamo tutti dei desideri essenziali che possiamo definire comuni. Avere accesso ad aria ed acqua pulita, cibo sano, gustoso e per tutti, vivere sani e felici.
Se in questo momento si prendessero tutte le tecnologie e le risorse del mondo e si utilizzassero e distribuissero in modo diverso, gia’ ora, in questo preciso momento, si potrebbero soddisfare i bisogni essenziali di tutti gli esseri umani, qui, adesso.
Perche’ questo non accade, e sembra’ sempre piu’ lontano dall’accadere ?
Questo grafico da un po’ l’idea di cosa sta accadendo. Dalla fine della guerra mondiale in poi i ricchi diventano sempre piu’ ricchi, e i poveri piu’ poveri. In altre parole, complessivamente nel mondo si sta producendo piu’ ricchezza e piu’ risorse, ma queste vanno ad accumularsi nelle mani di pochi individui, quelli che detengono il potere su questo pianeta.
Ora, non ho intenzione di parlare di signoraggio, di gruppo Bildeberg, di multinazionali, e complotti vari. In rete si puo’ trovare moltissimo materiale, ne parla spesso anche Grillo.
Ma non mi pare importante trovare un nemico, un colpevole, non e’ importante trovare la voglia di scendere in strada e fare la rivoluzione, il concetto che mi interessa e’ capire che cosa succede. Se questo “schizofrenia” che l’umanita’ ha con le gerarchie del potere si manifesta in tutto il mondo, dall’Italia al Brasile, dagli Stati Uniti al Burundi, dall’Australia alla Cina, e’ del tutto evidente che il sistema ecomico mondiale realizza gli interessi di una ristetta cerchia di persone.
E’ del tutto e completamente evidente che l’umanita’, nel suo complesso, ha tutto l’interesse a cambiare – radicalmente – questo sistema totalmente sbilanciato.
Il fatto e’ che, anche una volta mandati a casa tutti i “cattivi”, abbattute tutte le multinazionali... che si fa ? Chi lo fa ? Chi ci garantisce che non sara’ soltanto un passaggio da una schiavitu’ ad un altra se non siamo noi, per primi, a cambiare ?
Per esempio, immagina.
Immagina se domani mattina “cancellassimo” denaro, banche e banchieri ma ognuno continuasse a fare il proprio lavoro, cosa cambierebbe, in realta’ ? Se andassi al supermercato senza bisogno pagare a prendere solo quello che ti serve ? Se lavorassi non per i soldi ma per il bene tuo e della comunita’ ? Se qualunque cosa desideri ti fosse accessibile avendo solo l’accortezza di lasciarne abbastanza per gli altri ? Se distribuendo diversamente le risorse avessi molto piu’ tempo per fare quello che ti piace ? Se ognuno facesse il suo senza pretendere di piu’ degli altri e prendesse completamente la sua parte di responsabilita’ nel costruire il mondo cosi si vuole? Se tutti intono a te fossero rilassati e felici perche’ hanno l’unica preoccupazione di rendere il mondo migliore facendo quello che gli piace?
Chiudi gli occhi. Immagina.
Ci sono persone, come Jacques Fresco, che da 30 anni denunciano questa situazione e hanno idee radicali e interessanti, come il progetto Venus. C’e’ il Movimento Zeitgeist, c'e' lo statuto del mondo libero con tentativi di riposta alle critiche piu' frequenti.
Ma io credo che non ci sara’ nessun santone, organizzazione o istituzione che ci salvera’, non ci sara’ nessuna salvezza senza che ognuno si assuma la responsabilita’ di fare la propria parte in questa vita. L’unica rivoluzione che si puo’ fare e’ dentro il cuore dell’uomo. (Tiziano Terzani)
E’ dentro il cuore dell’uomo che si combatte l’unica vera battaglia. E’ il peccato originale.
Come Adamo ed Eva, abbiamo il giardino dell’Eden davanti a noi.
Vuoi esserne grato e condividerne la ricchezza con i fratelli ?
Aspetti che venga qualcuno a portarti le briciole per poi poterti lamentare perche’, in fondo, e’ quello che meriti ?
Vuoi usare le tue capacita’ per accumulare e dominare perche’ hai paura di non averne mai abbastanza ?
Scegli, qui, ora. Avrai quello che vuoi. Non parlare di crisi.
venerdì 18 gennaio 2013
Sapore vero
Sono stanco di sognare.
Sono stanco di skype, delle mail, dei pensieri.
Voglio mordere la realtà fino a farle male, fino a farla sanguinare.
Voglio incastrare i miei occhi nei tuoi, respirare il tuo respiro, ascoltare il mio cuore balzellare forte e perdere qualche colpo mentre il calore della tua pelle si fa sempre più vicino.
Voglio sentirti parlare. Voglio godere dei toni allegri e dolci della tua voce.
Voglio innamorarmi ancora una volta della piega del tuo sorriso.
Voglio chiudere gli occhi e sentire la tua presenza, le tue mani che mi accarezzano piano, le tue meravigliose labbra che mi sfiorano.
Voglio baciarti i piedi, morderti le caviglie, annusarti tutta come se non avessi mai visto una donna prima.
Voglio cadere stanco e addormentato abbracciato a te, come se fossi appena nato, come se fossimo una cosa sola.
Sono stanco di skype, delle mail, dei pensieri.
Voglio mordere la realtà fino a farle male, fino a farla sanguinare.
Voglio incastrare i miei occhi nei tuoi, respirare il tuo respiro, ascoltare il mio cuore balzellare forte e perdere qualche colpo mentre il calore della tua pelle si fa sempre più vicino.
Voglio sentirti parlare. Voglio godere dei toni allegri e dolci della tua voce.
Voglio innamorarmi ancora una volta della piega del tuo sorriso.
Voglio chiudere gli occhi e sentire la tua presenza, le tue mani che mi accarezzano piano, le tue meravigliose labbra che mi sfiorano.
Voglio baciarti i piedi, morderti le caviglie, annusarti tutta come se non avessi mai visto una donna prima.
Voglio cadere stanco e addormentato abbracciato a te, come se fossi appena nato, come se fossimo una cosa sola.
Ubicazione:
Tenerife, Santa Cruz de Tenerife, España
domenica 6 gennaio 2013
Cacciatori di stelle
Aeroporto di Bologna, 6 gennaio.
Guardo sfilare accanto a me volti stanchi e impazienti. Molti di loro è come se li avessi già visti, forse sono stato qui già troppe volte.
Mi chiedo se è vero che l'aeroporto è un luogo dove si incrociano vite distanti tra loro.
Che cosa cercano queste persone che prendono un aereo ?
Questo è il giorno in cui si ricordano i re magi. Principi o scienziati che seguendo una rotta tra le stelle intrapresero un viaggio senza una metà precisa per andare a incontrare un neonato di cui, evidentemente, da qualche parte si diceva un gran bene.
Cosa stavano cercando ?
L'aereo è in ritardo. La fila al gate è lunghissima e si muore di caldo, maglioni e giacche buttati dappertutto. Accanto a un me c'è una bambina argentina con le guanciotte rosse. Compie un anno tra 2 giorni e ha gli occhi chiari di Giei.
Tra pochi giorni saranno 2 anni di vita lontano dall'Italia, decine di aerei, un'infinita' di incontri.
Cosa sto cercando ?
In tutti i posti dove sono stato ho sempre incontrato la costellazione di Orione, forse a ricordarmi che in qualunque posto del mondo io sia, sono sempre sotto lo stesso cielo.
Ho troppe domande e ancora troppa poca leggerezza per sentirmi del tutto a mio agio in questo mondo, una cosa pero' l'ho capita.
So che fino all'ultimo respiro non smetterò di cercare tra le stelle, nel cielo che sta sopra e dentro di me.
Guardo sfilare accanto a me volti stanchi e impazienti. Molti di loro è come se li avessi già visti, forse sono stato qui già troppe volte.
Mi chiedo se è vero che l'aeroporto è un luogo dove si incrociano vite distanti tra loro.
Che cosa cercano queste persone che prendono un aereo ?
Questo è il giorno in cui si ricordano i re magi. Principi o scienziati che seguendo una rotta tra le stelle intrapresero un viaggio senza una metà precisa per andare a incontrare un neonato di cui, evidentemente, da qualche parte si diceva un gran bene.
Cosa stavano cercando ?
L'aereo è in ritardo. La fila al gate è lunghissima e si muore di caldo, maglioni e giacche buttati dappertutto. Accanto a un me c'è una bambina argentina con le guanciotte rosse. Compie un anno tra 2 giorni e ha gli occhi chiari di Giei.
Tra pochi giorni saranno 2 anni di vita lontano dall'Italia, decine di aerei, un'infinita' di incontri.
Cosa sto cercando ?
In tutti i posti dove sono stato ho sempre incontrato la costellazione di Orione, forse a ricordarmi che in qualunque posto del mondo io sia, sono sempre sotto lo stesso cielo.
Ho troppe domande e ancora troppa poca leggerezza per sentirmi del tutto a mio agio in questo mondo, una cosa pero' l'ho capita.
So che fino all'ultimo respiro non smetterò di cercare tra le stelle, nel cielo che sta sopra e dentro di me.
lunedì 19 novembre 2012
Debolezza
Soffia il vento in questa giornata d'azzurro. Tempo di movimento.
Da qualche giorno ho cambiato casa.
La cosa più bella dei traslochi è che si fa pulizia, ti rendi conto di cosa trascini dietro alla tua vita. Quando stai fermo accumuli, invece l'unico modo di viaggiare a lungo è viaggiare leggeri. Essenziali. Liberi.
Una delle cose che mi avevano insegnato è di non mostrare mai la propria debolezza, specialmente con le donne. Chissà come e quale donna ha insegnato questo a mio padre. Mi piacerebbe chiederglielo.
Onestamente devo ammettere di aver imparato la stessa lezione perché ad un certo punto ho cominciato a mostrare una faccia gentile ma dura, a gestire la comunicazione delle emozioni in entrata e in uscita, tant'é vero che c'e' stata qualche ex fidanzata che è arrivata a rinfacciarmi una scarsa emotività.
Suppongo di essere stato un buon attore. O di aver avuto un pubblico poco attento.
Per esempio, ho un camion di "ti amo" che mi sono marciti in gola perchè ero arrabbiato, o perchè lei non se lo meritava, o perché non ero sicuro, o non era il momento giusto, o avevo paura di espormi troppo o chissà quali altri mille motivi. Una montagna di amore risparmiato in un conto a perdere.
Mi è servito questo atteggiamento ?
No. Se in parte mi ha protetto dal dolore spicciolo dell'imperfezione della vita quotidiana, non mi ha protetto dal dolore più sordo e profondo di una tranquilla infelicità, del povero scambio di amore che avviene quando le emozioni sono filtrate e l'ossessione del controllo fa dimenticare perfino le ragioni per cui ci si è scelti.
Quando ho scelto di cambiare, di cercare di rinunciare alle maschere e al controllo, non è stata una passeggiata nel bosco. Sono diventato presto più vulnerabile e, contemporaneamente, più vivo. Avevo un conto da pagare e l'ho dovuto pagare con gli interessi. Grazie a Dio, molte persone mi hanno aiutato in questo percorso, inaspettate.
In questi anni di ricerca ho attraversato fasi alterne. Ho pianto di gioia e di dolore. Ho pianto, e questa é stata una novità, ed ho creduto di essermi liberato di vecchi lacci che mi facevano strisciare a terra. Ero convinto di aver imparato a gestire le mie emozioni senza dovere controllarle, ma non avevo ancora fatto tutti i conti con le mie vere debolezze.
La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai chi ti capita. E come reagirai tu.
Alcuni riferimenti poco felici sono bastati a scatenare le mie paure ancestrali, la paura di perdere ciò che hai di più caro, l'ossessione del controllo, la paura di essere abbandonato, o rifiutato, il sentirsi indegno di essere amato. Queste paure hanno messo in moto un circolo vizioso in cui la mente assumeva sempre di più il controllo, mi proiettava in incubi ansiogeni e mi metteva in ginocchio, mi bloccava lo stomaco, mi toglieva il sonno.
Ho cercato di scappare, ho provato tutte le tecniche, le strategie che ho imparato e mi facevano sentire uno figo, uno che sa, ma non c'è stata storia, l'ego mi ha stracciato 10-0.
Sono riuscito a perdere due aerei nello stesso giorno, i documenti, e quasi a rinunciare a ciò che per me è più prezioso in questo momento. Tutto questo solo per liberarmi dall'abbraccio mortale della mente.
E quando tutto sembrava quasi irremediabilmente andato a puttane, e mi era rimasto solo un filo di energia, ed ero sommerso da una marea di vergogna e dispiacere, allora ho smesso di combattere, mi sono arreso al presente.
In quel momento Qualcosa mi è salito dal profondo. Ho piantato le gambe, ho guardato l'oscurità negli occhi senza emozione ed ho espresso un desiderio. Uno solo, semplice, vero, in un sussurro di voce.
Vieni qui.
C'è stata una pausa.
E' stato come se l'universo intero si fosse fermato per un istante, si fosse accorto della mia timida presenza e, come una madre amorevole, mi avesse guardato, poi sorriso, accarezzato e, infine, avesse cominciato a prepararmi la colazione. Si caro.
Tutto è cambiato.
L'alba è arrivata ancora stordita di dolore ma, istante dopo istante, la sua luce è penetrata fino alle ossa e il giorno dei morti è stato quello del ritorno alla vita. E' uscito tutto quello che doveva uscire ed è arrivato tutto ciò che doveva arrivare, frutti fin troppo dolci di una semina amara.
E' stato uno tsunami di umiltà. Va bene cosi.
Per una volta sono anch'io senza parole.
Temo che se dovessi preoccuparmi di non mostrare la mia debolezza avrei un gran bel daffare, e che se dovessi viaggiare con molto peso, non ce la farei. Forse già ne ho troppo sulle spalle, forse é già quasi tempo di ripartire e mettere giù quello che non mi serve.
Vorrei dire che ho imparato la lezione, che non mi capitera' piu' ma sono onesto.
Sono soltanto un uomo, e nemmeno più uno di quelli che piangono contro i muri, come cantava Vasco. Comunque sia, tutto serve.
La Vita è meravigliosa! E' solo quando smetto di crederlo che la mente acquista potere su di me.
Il vento ha smesso di soffiare. La falce di luna tramonta nel mare qui a Tenerife.
Da qualche giorno ho cambiato casa.
La cosa più bella dei traslochi è che si fa pulizia, ti rendi conto di cosa trascini dietro alla tua vita. Quando stai fermo accumuli, invece l'unico modo di viaggiare a lungo è viaggiare leggeri. Essenziali. Liberi.
Una delle cose che mi avevano insegnato è di non mostrare mai la propria debolezza, specialmente con le donne. Chissà come e quale donna ha insegnato questo a mio padre. Mi piacerebbe chiederglielo.
Onestamente devo ammettere di aver imparato la stessa lezione perché ad un certo punto ho cominciato a mostrare una faccia gentile ma dura, a gestire la comunicazione delle emozioni in entrata e in uscita, tant'é vero che c'e' stata qualche ex fidanzata che è arrivata a rinfacciarmi una scarsa emotività.
Suppongo di essere stato un buon attore. O di aver avuto un pubblico poco attento.
Per esempio, ho un camion di "ti amo" che mi sono marciti in gola perchè ero arrabbiato, o perchè lei non se lo meritava, o perché non ero sicuro, o non era il momento giusto, o avevo paura di espormi troppo o chissà quali altri mille motivi. Una montagna di amore risparmiato in un conto a perdere.
Mi è servito questo atteggiamento ?
No. Se in parte mi ha protetto dal dolore spicciolo dell'imperfezione della vita quotidiana, non mi ha protetto dal dolore più sordo e profondo di una tranquilla infelicità, del povero scambio di amore che avviene quando le emozioni sono filtrate e l'ossessione del controllo fa dimenticare perfino le ragioni per cui ci si è scelti.
Quando ho scelto di cambiare, di cercare di rinunciare alle maschere e al controllo, non è stata una passeggiata nel bosco. Sono diventato presto più vulnerabile e, contemporaneamente, più vivo. Avevo un conto da pagare e l'ho dovuto pagare con gli interessi. Grazie a Dio, molte persone mi hanno aiutato in questo percorso, inaspettate.
In questi anni di ricerca ho attraversato fasi alterne. Ho pianto di gioia e di dolore. Ho pianto, e questa é stata una novità, ed ho creduto di essermi liberato di vecchi lacci che mi facevano strisciare a terra. Ero convinto di aver imparato a gestire le mie emozioni senza dovere controllarle, ma non avevo ancora fatto tutti i conti con le mie vere debolezze.
La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai chi ti capita. E come reagirai tu.
Alcuni riferimenti poco felici sono bastati a scatenare le mie paure ancestrali, la paura di perdere ciò che hai di più caro, l'ossessione del controllo, la paura di essere abbandonato, o rifiutato, il sentirsi indegno di essere amato. Queste paure hanno messo in moto un circolo vizioso in cui la mente assumeva sempre di più il controllo, mi proiettava in incubi ansiogeni e mi metteva in ginocchio, mi bloccava lo stomaco, mi toglieva il sonno.
Ho cercato di scappare, ho provato tutte le tecniche, le strategie che ho imparato e mi facevano sentire uno figo, uno che sa, ma non c'è stata storia, l'ego mi ha stracciato 10-0.
Sono riuscito a perdere due aerei nello stesso giorno, i documenti, e quasi a rinunciare a ciò che per me è più prezioso in questo momento. Tutto questo solo per liberarmi dall'abbraccio mortale della mente.
E quando tutto sembrava quasi irremediabilmente andato a puttane, e mi era rimasto solo un filo di energia, ed ero sommerso da una marea di vergogna e dispiacere, allora ho smesso di combattere, mi sono arreso al presente.
In quel momento Qualcosa mi è salito dal profondo. Ho piantato le gambe, ho guardato l'oscurità negli occhi senza emozione ed ho espresso un desiderio. Uno solo, semplice, vero, in un sussurro di voce.
Vieni qui.
C'è stata una pausa.
E' stato come se l'universo intero si fosse fermato per un istante, si fosse accorto della mia timida presenza e, come una madre amorevole, mi avesse guardato, poi sorriso, accarezzato e, infine, avesse cominciato a prepararmi la colazione. Si caro.
Tutto è cambiato.
L'alba è arrivata ancora stordita di dolore ma, istante dopo istante, la sua luce è penetrata fino alle ossa e il giorno dei morti è stato quello del ritorno alla vita. E' uscito tutto quello che doveva uscire ed è arrivato tutto ciò che doveva arrivare, frutti fin troppo dolci di una semina amara.
E' stato uno tsunami di umiltà. Va bene cosi.
Per una volta sono anch'io senza parole.
Temo che se dovessi preoccuparmi di non mostrare la mia debolezza avrei un gran bel daffare, e che se dovessi viaggiare con molto peso, non ce la farei. Forse già ne ho troppo sulle spalle, forse é già quasi tempo di ripartire e mettere giù quello che non mi serve.
Vorrei dire che ho imparato la lezione, che non mi capitera' piu' ma sono onesto.
Sono soltanto un uomo, e nemmeno più uno di quelli che piangono contro i muri, come cantava Vasco. Comunque sia, tutto serve.
La Vita è meravigliosa! E' solo quando smetto di crederlo che la mente acquista potere su di me.
Il vento ha smesso di soffiare. La falce di luna tramonta nel mare qui a Tenerife.
mercoledì 24 ottobre 2012
conti a perdere
Da piccolo sono stato un bambino molto cattivo.
Scherzo. Ero un bambino molto buono, già dedito alla contemplazione.
Un giorno all'asilo un bambino più grande mi picchiò.
La vista mi si offuscò, raccolsi un bastone e lo picchiai con tutte le mie forze. Quello se ne andò a piangere dalla suora che gli chiese "ma chi ti ha fatto questo ?" "Nicola" disse, indicamdomi con tutto il braccio teso.
La suora mi guardò un momento, soppesò la mia aria candida e innocente e disse "non può essere stato Nicola, non vedi com'é buono e tranquillo ?".
Questo il primo ricordo di rabbia della mia vita. E non posso fare a meno di di sentire nel palato il piacere di questo ricordo, nel sentire le mie forze moltiplicarsi e portare giustizia là dove c'era stata ingiustizia. Ovviamente, la mia giustizia.
Sospetto che questo ricordo mi abbia un po' fregato, perché da lì in avanti sono stato un bambino abbastanza arrabbiato, convinto che la rabbia, nelle sue varie forme, fosse il modo di trainare avanti la giustizia lì dove la mia giustizia non c'era. Praticamente ovunque.
Una volta adolescente, ero ormai abbastanza disilluso da arrendermi alla necessità di portare la giustizia urbi et orbi, era rimasta solo la rabbia. E quando la rabbia viene covata per lungo tempo, cominciano ad accadere cose brutte.
All'epoca non sapevo molte cose, credevo che la rabbia fosse un'energia che mi poteva portare lì dove da solo non sarei mai potuto arrivare. Ma a quale prezzo ?
Non sapevo che non è possibile arrabbiarsi contro qualcosa o qualcuno senza arrabbiarsi anche contro Dio, la Vita e, finalmente, contro sè stessi.
Sono riuscito a farmi del male per lungo tempo. Poi, quando venne il tempo della moto, la dolce e infedele Tuareg, ho cominciato a rischiare la vita seriamente, perchè la rabbia dominava la mia mente. Quando sono arrivato a contare fino a 100 rischi mortali, semplicemente ho smesso di contare e ho continuato. Però un pensiero mi è passato per la testa "non ci sarà qualcosa di sbagliato in tutto questo ?".
Questo pensiero ha messo radici dentro di me ed è cresciuto, ed è diventato un albero che ha dato molti frutti. Il primo e' che lassu', e anche quaggiu', Qualcuno mi Ama. Tanto, tanto. Il secondo, che è quello che mi piaceva raccontare, è stata la possibilità di immaginare il mio ultimo giorno su questa terra, mentre tento un bilancio di tutti i miei giorni passati.
In quel giorno, so che non conteranno tutte le mie vittorie o le mie sconfitte, non conterà aver avuto ragione o meno, non conterà quello che avrò ricevuto o guadagnato, o quello che altri avranno pensato di me.
So che solo davanti all'infinito, nel silenzio delle luci che si spengono, conteranno soltanto i giorni in cui avrò amato forte, fronteggiando la paura di sbagliare e di soffrire e senza aver risparmiato energie in un conto a perdere.
So che così quando arriverà quel giorno sarà un giorno di pace, perchè avrò fatto quanto avevo da fare. Niente di più, niente di meno.

Scherzo. Ero un bambino molto buono, già dedito alla contemplazione.
Un giorno all'asilo un bambino più grande mi picchiò.
La vista mi si offuscò, raccolsi un bastone e lo picchiai con tutte le mie forze. Quello se ne andò a piangere dalla suora che gli chiese "ma chi ti ha fatto questo ?" "Nicola" disse, indicamdomi con tutto il braccio teso.
La suora mi guardò un momento, soppesò la mia aria candida e innocente e disse "non può essere stato Nicola, non vedi com'é buono e tranquillo ?".
Questo il primo ricordo di rabbia della mia vita. E non posso fare a meno di di sentire nel palato il piacere di questo ricordo, nel sentire le mie forze moltiplicarsi e portare giustizia là dove c'era stata ingiustizia. Ovviamente, la mia giustizia.
Sospetto che questo ricordo mi abbia un po' fregato, perché da lì in avanti sono stato un bambino abbastanza arrabbiato, convinto che la rabbia, nelle sue varie forme, fosse il modo di trainare avanti la giustizia lì dove la mia giustizia non c'era. Praticamente ovunque.
Una volta adolescente, ero ormai abbastanza disilluso da arrendermi alla necessità di portare la giustizia urbi et orbi, era rimasta solo la rabbia. E quando la rabbia viene covata per lungo tempo, cominciano ad accadere cose brutte.
All'epoca non sapevo molte cose, credevo che la rabbia fosse un'energia che mi poteva portare lì dove da solo non sarei mai potuto arrivare. Ma a quale prezzo ?
Non sapevo che non è possibile arrabbiarsi contro qualcosa o qualcuno senza arrabbiarsi anche contro Dio, la Vita e, finalmente, contro sè stessi.
Sono riuscito a farmi del male per lungo tempo. Poi, quando venne il tempo della moto, la dolce e infedele Tuareg, ho cominciato a rischiare la vita seriamente, perchè la rabbia dominava la mia mente. Quando sono arrivato a contare fino a 100 rischi mortali, semplicemente ho smesso di contare e ho continuato. Però un pensiero mi è passato per la testa "non ci sarà qualcosa di sbagliato in tutto questo ?".
Questo pensiero ha messo radici dentro di me ed è cresciuto, ed è diventato un albero che ha dato molti frutti. Il primo e' che lassu', e anche quaggiu', Qualcuno mi Ama. Tanto, tanto. Il secondo, che è quello che mi piaceva raccontare, è stata la possibilità di immaginare il mio ultimo giorno su questa terra, mentre tento un bilancio di tutti i miei giorni passati.
In quel giorno, so che non conteranno tutte le mie vittorie o le mie sconfitte, non conterà aver avuto ragione o meno, non conterà quello che avrò ricevuto o guadagnato, o quello che altri avranno pensato di me.
So che solo davanti all'infinito, nel silenzio delle luci che si spengono, conteranno soltanto i giorni in cui avrò amato forte, fronteggiando la paura di sbagliare e di soffrire e senza aver risparmiato energie in un conto a perdere.
So che così quando arriverà quel giorno sarà un giorno di pace, perchè avrò fatto quanto avevo da fare. Niente di più, niente di meno.
venerdì 28 settembre 2012
Occhi che vedono
Qualche giorno fa sono finito in un posto tattico, sul braccio di rocce che chiude a destra la playa di fanabè. E' fuori dalle maree dei turisti, abbastanza lontano dai lampioni per avere una luce naturale e con una splendida vista sulla costa e su La Gomera.
Mentre ero lì, mi sono dimenticato per qualche minuto di quella persona che non si è comportata come avrei voluto, di quell'altra che non ha capito, mi sono dimenticato delle discussioni del lavoro, mi sono dimenticato di quell'insoddisfazione che qualche volta mi striscia tra le gambe e mi rode il culo.
Mi sono dimenticato e ho visto. Ho visto tutto.
Ho visto il cielo infuocarsi e milioni di sfumature di blu, di argento, di arancio, nelle nuvole, all'orizzonte, nell'oceano. Ho visto i gabbiani muoversi insieme verso nord, e un unico smemorato volare di fretta nella direzione contraria. Ho visto le onde del mare infrangersi sulle rocce ogni volta in maniera diversa, riempire tutti gli spazi in un delirio di spuma per poi abbandonarli qualche istante dopo. Ho visto il pescatore agitare inutilmente la sua canna. Ho sentito il calore della roccia scura dove ero sdraiato. Ho visto le stelle spuntare e correre dietro le nuvole. No, erano le nuvole che si muovevano. Ho sentito gratitudine scorrere sulla pelle in un piacevole formicolio ed ho capito, ho capito che ero parte di quella meraviglia. Non avrei voluto essere in nessun altro posto, in nessun altra situazione. Ero in pace.
Sono tornato oggi ma, non so perché, oggi non mi sono dimenticato.
Ero lì, ed il tramonto era proprio di fronte a me, ancora più prezioso dell'altra volta, ho fatto anche delle belle foto ma la mia mente era altrove. Ho fatto delle foto ma io non ho visto, sapevo che il tramonto era meraviglioso ma non potevo vederlo, mi ero perso in pensieri di irritazione e dispiacere.
Tornando indietro ho capito perché: Non avevo camminato sulla spiaggia con i piedi nell'acqua.
L'altra volta avevo fatto un bel pezzo bagnandomi i piedini prima di arrivare al mio posticino, oggi nemmeno un po'. Ho scoperto l'effetto terapeutico delle carezze dell'oceano tra le dita dei piedi. E' una meraviglia farsi massaggiare i piedi dalla sabbia e dal mare, con l'acqua che mi spazzola via i pensieri, e mi porta via.
Se lanciassi il mio sguardo dritto di fronte a me e lo lasciassi correre sulle onde, arriverei fino in America. In America!
Mi chiedo, quanta vita, quanta bellezza mi perdo ogni volta che mi lascio sommergere dai pensieri e dalle preoccupazioni ?
Per fortuna, qualche volta guardo il mare.
Mentre ero lì, mi sono dimenticato per qualche minuto di quella persona che non si è comportata come avrei voluto, di quell'altra che non ha capito, mi sono dimenticato delle discussioni del lavoro, mi sono dimenticato di quell'insoddisfazione che qualche volta mi striscia tra le gambe e mi rode il culo.
Mi sono dimenticato e ho visto. Ho visto tutto.
Ho visto il cielo infuocarsi e milioni di sfumature di blu, di argento, di arancio, nelle nuvole, all'orizzonte, nell'oceano. Ho visto i gabbiani muoversi insieme verso nord, e un unico smemorato volare di fretta nella direzione contraria. Ho visto le onde del mare infrangersi sulle rocce ogni volta in maniera diversa, riempire tutti gli spazi in un delirio di spuma per poi abbandonarli qualche istante dopo. Ho visto il pescatore agitare inutilmente la sua canna. Ho sentito il calore della roccia scura dove ero sdraiato. Ho visto le stelle spuntare e correre dietro le nuvole. No, erano le nuvole che si muovevano. Ho sentito gratitudine scorrere sulla pelle in un piacevole formicolio ed ho capito, ho capito che ero parte di quella meraviglia. Non avrei voluto essere in nessun altro posto, in nessun altra situazione. Ero in pace.
Sono tornato oggi ma, non so perché, oggi non mi sono dimenticato.
Ero lì, ed il tramonto era proprio di fronte a me, ancora più prezioso dell'altra volta, ho fatto anche delle belle foto ma la mia mente era altrove. Ho fatto delle foto ma io non ho visto, sapevo che il tramonto era meraviglioso ma non potevo vederlo, mi ero perso in pensieri di irritazione e dispiacere.
Tornando indietro ho capito perché: Non avevo camminato sulla spiaggia con i piedi nell'acqua.
L'altra volta avevo fatto un bel pezzo bagnandomi i piedini prima di arrivare al mio posticino, oggi nemmeno un po'. Ho scoperto l'effetto terapeutico delle carezze dell'oceano tra le dita dei piedi. E' una meraviglia farsi massaggiare i piedi dalla sabbia e dal mare, con l'acqua che mi spazzola via i pensieri, e mi porta via.
Se lanciassi il mio sguardo dritto di fronte a me e lo lasciassi correre sulle onde, arriverei fino in America. In America!
Mi chiedo, quanta vita, quanta bellezza mi perdo ogni volta che mi lascio sommergere dai pensieri e dalle preoccupazioni ?
Per fortuna, qualche volta guardo il mare.
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